La lotta contro la fame passa anche da un computer.
Ne sono convinti al Movimento per la lotta contro Fame nel Mondo, che da oltre 40 anni lavora in Ruanda e Congo, a stretto contatto con le realtà locali. Perché non si combatte la povertà solo con gli aiuti materiali più immediati e urgenti, ma anche lavorando per costruire un ponte tecnologico che renda le nuove generazioni capaci di affrancarsi da una realtà di arretratezza, odio e guerre tribali. L'organizzazione lavora in partnership con il centro Metid del Politecnico di Milano per portare la connessione a internet anche in zone rurali e isolate.
I principali obiettivi del progetto sono le scuole secondarie, che in stati come Ruanda, Congo ed Etiopia raccolgono diverse centinaia di studenti e molti professori da aree piuttosto ampie. La tecnologia, in queste zone del continente, è vista con grande entusiasmo e curiosità, e sono le stesse comunità locali a chiedere di essere comprese nei progetti. I requisiti tecnici di partenza sono davvero pochi: basta avere un'aula con dei muri robusti e finestre con inferriate per proteggere i computer da eventuali furti per installare i PC. E se anche mancano corrente e linea telefonica - come nella maggior parte delle località - si utilizzano generatori di elettricità a gasolio e connessioni ad Internet via satellite. Soluzioni costose se rapportate alla realtà, ma le uniche possibili per far funzionare le tecnologie in questi contesti.
Dopo l'impianto e l'assistenza (anche economica) iniziale, poi, si cerca di rendere il più autonome possibile le comunità: l'obiettivo è la creazione di una micro-impresa di servizi informatici che possa generare occupazione e contribuire alla sostenibilità finanziaria del progetto. Il primo passo è l'internet point, che ha tariffe ridotte per gli studenti ma è aperto - a pagamento - per chiunque ne voglia usufruire. E rimangono gli obiettivi di lungo termine: aumentare la conoscenza e la diffusione della tecnologia, aiutare la formazione e l'istruzione con corsi a distanza, migliorare, in poche parole, il livello dell'istruzione delle aree interessate dai progetti. Perché, come ricordano dal Mlfm, comunicazione e integrazione culturale sono un passo fondamentale per la buona riuscita di un autentico processo democratico.
Stefano Scotti, responsabile dei progetti di cooperazione allo sviluppo del Metid, vive in Ruanda, e da lì segue le iniziative sviluppate in collaborazione con il Mlfm.
Come sono i rapporti con le autorità locali?
"I nostri progetti non sono fortemente legati alle autorità. Di solito ci appoggiamo a delle controparti locali, reti religiose già inserite nel paese attraverso progetti educativi. Ma bisogna comunque tener presente una serie di regole dei Paesi in cui operiamo, che spesso ostacolano le comunicazioni".
C'è molto controllo in questo senso?
"In Etiopia, ad esempio, non abbiamo potuto installare l'antenna VSAT perché in quel Paese la connessione ad Internet può essere fornita solo dall'azienda di Stato, è evidente la volontà di volerne controllare l'utilizzo".
Avete mai avuto problemi?
"Il Ruanda è molto severo in materia, e prevede che tutti gli utilizzi delle telecomunicazioni abbiano una costosa e regolare licenza. E in Etiopia per sdoganare i PC per una scuola primaria abbiamo dovuto pagare 3000 euro di tasse di importazione. Le autorità doganali avevano promesso di restituirci tutto l'importo dopo il riconoscimento del progetto da parte del Governo. A riconoscimento avvenuto, non abbiamo mai visto un soldo indietro".
Le comunità locali come vivono l'arrivo di computer e connessione a internet?
"Di norma c'è molto entusiasmo soprattutto tra i giovani. Quando rientro la sera a casa, so che il laboratorio di Muhura è in funzione. Allora sbircio verso i locali e vedo sciami di studenti attorno i PC. Magari raccolgono tutti insieme i 200 franchi ruandesi (25 centesimi di euro) per un'ora di connessione e, guidati dal più esperto, navigano su internet. E sono contento di vedere come abbiamo cambiato le loro serate - e anche la loro vita - con questo lab".
Non avete mai incontrato resistenze?
"Resistenze non ce ne sono mai state, ma non lo dico per esaltare il progetto. In Africa è facile incontrare delle resistenze, ma questo succede quando invadi delle proprietà private o cose del genere. Basta fare attenzione a questi dettagli pratici, perché per il resto la risposta alle novità tecnologiche è sempre entusiasta e positiva". |