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Apple blocca iPodHash

30/04/2009
Com'è noto, per trasferire dal pc la musica su iPod e iPhone (ma anche immagini, filmati), Apple richiede l'uso dell'applicazione iTunes, che però funziona solo su Mac Osx e Windows. È un problema per chi utilizza computer con software libero (Linux). Il programma iTunes contiene un sistema di crittografia per comunicare con l'iPod e l'iPhone, tramite un algoritmo proprietario. Di qui la nascita di iPodHash: riusciva a decodificare questo algoritmo e quindi consentiva a pc Linux di comunicare con apparecchi iPod.

Apriti cielo: un avvocato di Apple, a novembre 2008, ha scritto al gestore del sito iPodHash, minacciando denunce e di fatto ottenendo che venisse rimosso il programma. Ma non poteva finire lì. La storica associazione Electronic Frontier Foundation (Eff), che si batte per le libertà civili nel mondo digitale, ha citato a giudizio Apple per le pressioni fatte su iPodHash.

Secondo loro, il progetto non violava la tecnologia di protezione usata da iTunes, cioè Fair Play. In una causa separata, ha denunciato Apple anche OdioWorks, che ospitava il progetto sulle proprie pagine. "Le minacce di Apple sono censura, non difesa del proprio copyright", sostiene Eff.

Questa storia la dice lunga sulle beghe di quartiere che attraversano il mercato della musica digitale, rivelandolo ancora piccolo e chiuso. Soprattutto in Italia. "In realtà è un mercato che avrebbe bisogno della massima apertura e dell'interoperabilità tra piattaforme, per crescere", commenta Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "Quello di Apple è un problema che c'è sempre stato: ha creato iTunes per vendere altro (gli iPod) e quindi vuole controllare il più possibile questo ecosistema", aggiunge.
Risulta che il mercato della musica digitale vale 3,7 miliardi di dollari, nel mondo, con una crescita del 25 per cento.

"Lo scorso anno sono stati 1,4 miliardi i brani scaricati attraverso la rete ed oggi le nuove piattaforme digitali ricoprono il 20% di tutto il mercato discografico mondiale, un dato notevole se confrontato con il 4% del cinema e dell'editoria", scrive Fimi.

Non altrettanto bene in Italia, "dove il mercato ha difficoltà: il digitale vale 15 milioni di euro, il 10 per cento del totale", dice Mazza. La metà della quota media mondiale, quindi. "Da noi domina tantissimo iTunes, con il 70 per cento di quota di mercato, ma soprattutto a causa dell'inerzia dei concorrenti". Per prima cosa, ora si è sgonfiato il business delle suonerie su cellulari, "per colpa di chi le vendeva, a prezzi troppo alti", dice Mazza. Resta promettente la vendita di canzoni su internet, "ma qui c'è un problema di comunicazione. La gente non sa che ormai è possibile prendere molte canzoni a prezzi bassi o addirittura gratis via internet, in modo legale", continua.

È facile scoprirlo, facendosi un giro tra i vari siti dedicati: per i grandi appassionati di musica, bastano circa 20 euro al mese per scaricare una mezza dozzina di album, sfruttando le offerte combinate di eMusic, Deejay.it, Dada.it, per esempio. Insieme, hanno cataloghi completi di musica delle major e delle etichette indipendenti. A questo, si possono sommare i download gratis che è possibile fare tramite il sito Downlovers.it. Insomma, le alternative ci sono e sono abbondanti, non c'è solo da scegliere tra comprare un cd a 20 euro e il download pirata. Ma a sapersi muovere tra le offerte sono pochi, in Italia.
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